piante acquatiche

Rocca brivio – una roggia

Dopo una capata ai vivai pro natura, dove ho comprato la Sagittaria sagittifolia (spero proprio che in primavera mi dia grandi soddisfazioni) e la Marsilea quadrifolia garantita autoctona milanese:


Ecco la sagittaria comprata.

Si vede molto poco, c’è un gambero probabilmente del louisiana.

Ranunculus sp.

Urtica dioica

Carex sp.

Probabilmente Myosotis palustris

Persicaria hydropiper

Ritengo sia Glyceria sp., farò indagini più precise anche perchè ne ho raccolto un campione.

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GUERRILLA WATER GARDENING I – AGGIORNAMENTO II

Passaggio in un giorno di pioggia, ad un anno abbondante dal primo aggiornamento e a due anni e mezzo dall’inizio della mia guerriglia

Avevo detto che l’Hydrocotyle vulgaris si era sviluppata tantissimo? Guardate adesso:

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Non avevo mai visto la soldinella bagnata dalla pioggia, l’effetto è bellissimo:

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Più di così…

Potrei provare altre piante, per esempio la Veronica anagallis. Ci penso.

 

Stranezze

Tempo fa ho raccolto alcune piante di Lemna trisulca che erano mescolate all’utricularia che ho comprato. Le ho separate in una vaschetta lasciata all’aria ma soprattutto al sole, e l’altra chiusa con il coperchio e messa sotto.

Si dice che le piante galleggianti siano abituate al sole pieno perché negli stagni gli alberi non ci sono e l’ombra non vi può essere.

Anche in questo caso – come per l’utricularia – questo non sembra vero, anche se le vaschette sono diverse anche per fondo utilizzato e quindi non perfettamente sostituibile.

 

Vaschetta esposta all’aria e al sole

vaschetta coperta e all’ombra.

San donato

Piccolo pezzo di roggia all’aperto sul confine fra il Comune di San Donato Milanese e Milano.

In un pomeriggio di settembre le piante acquatiche brillano.

Potamogeton pectinatus, Rumex sp, Rorippa sp,

Urtica dioica

Polygonum hydropiper

 

La macchia verde chiaro dovrebbe essere Veronica anagallis. Si notano anche

In questa foto si vedono almeno quattro vegetali:

  1. Potamogeton pectinatus (credo)
  2. Alghe filamentose
  3. Elodea canadensis (macchia scura)
  4. Callitriche sp.

Ecco, Elodea canadensis nel dettaglio

Potamogeton pectinatus che forma delle zattere.

Un piccolo mondo acquatico, in perenne e fragile ricercadell’equilibrio.

 

 

Roggia Vettabbia

Un pomeriggio di sabato recente ho visitato la Roggia Vettabbia in zona Morivione. Dovrebbe essere –  al momento – prosecuzione del Naviglio Martesana; non ne vedo le piante acquatiche però.

Andiamo con ordine:

Ho fatto una passeggiata lungo la Roggia, facendo qualche foto, e ho avuto la fortuna di vedere un Martin Pescatore. E’ stato impossibile fotografarlo; sono stato mezz’ora immobile nello stesso punto senza fortuna.

Sono certo dell’riconoscimento perché andava a pelo d’acqua, aveva la schiena blu ed il canto mi sembra molto simili Canto Martin pescatore

 

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Si presenta con acqua molto trasparente (non dico pulita che è un’altra cosa, non posso saperlo)

Nessuna pianta acquatica sulle sponde, poche sommerse.

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Come già detto da quanto so la Vettabbia viene alimentato dal Naviglio Martesana, il nome della via comunque evoca un’epoca in cui nasceva da alcuni fontanili.

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Gli animali sono tanti, cominciamo dai germani realiDSC_0605

Che si tuffano e sembrano prediligere le alghe scure alle Callitriche

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Una femmina che “sorvola” un prato di Callitriche

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Una nutria che nuota (suscitando la convinzione in alcuni passanti che si tratti di castori)

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Sono presenti numerosi pesci – argomento di cui non sono per niente esperto ma mi sembrano Vaironi.

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Sono presenti anche alcune Gallinelle d’acqua, devo dire abbastanza schive e paurose, ho fatto un po di fatica a fotografarle.

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Dentro l’acqua restano le Callitriche, che danno un bell’aspetto a tutto l’alveo, e alcuni ciuffi di muschi o alghe.

Sulla riva (che è incanalata con muri di mattone) poche piante tipiche, in gran parte c’erano ortiche:

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Buddeleie, e questa (felce?) sconosciuta.

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Val Masino – aree umide

Anche se viste frettolosamente, la Val Masino ha delle bellissime aree umide, probabilmente date dalla geologia del luogo. Mi riprometto di tornarci in futuro per il solo scopo di guardare queste aree con maggiore dettaglio.

bdr

Eriophorum vaginatum – Pennacchi guainati

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Stellaria alpina

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Pinguicula sp. ( leggo su questo sito Pollen morphology of alpine butterworts che in val Masino c’è la Pinguicola leptoceras però sarà più probabilmente vulgaris, alpina non credo perchè ha le foglie più a punta )

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Trichophorum caespitosum – Tricoforo cespuglioso

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da identificare

bdr

Sfagno (Sphagnum sp.). C’è un’altra pianta che sembra Idrocotyle vulgaris (ma non è).

bdr

Parnassia palustris

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Da identificare

bdr

Rumex sp.

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Thelypteris palustris credo.

bty

Da identificare

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Da identificare

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Astrantia minor

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Sembra Trifoglio fibrino. Ma non è di certo, cercherò di capire ma non sarà facile.

bty

Beh l’acqua che scava il famoso granito locale. Lo chiamo granito ma è certamente qualcosa di diverso.

bdr

Da identificare (sarà dura)

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Cirsium palustre

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Saxifraga aizoides

Balcone palustre

L’anno scorso l’ibisco palustre non ha fatto fiori, perché ha passato l’inverno in casa. In realtà non fatto proprio niente: è un arbusto strano, fa dei getti annuali di circa 1-1,2 metri che poi muoiono completamente e rinascono in primavera, la mancanza di sonno invernale deve averlo scombussolato.

Quest’anno tutto è ripartito alla grande, ecco il risultato:

hybiscus palustris 2018

il fiore è davvero grande, dura solo una giornata. Ritengo comunque di avere la varietà “botanica”; certamente il concime che ho versato in primavera avrà dato il suo contributo

Le radici vanno tenute costantemente nell’acqua, uso un vaso con coprivaso: l’acqua assorbita quotidianamente è impressionante.

Sul balcone si trova bene, anche se dà l’impressione di essere pianta vigorosa che avrebbe bisogno di più terra per espandersi; è stato attaccato da qualche parassita ma senza farlo soffrire troppo.